Evento

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Martedì 10 aprile 2018 ore 21

Serata DSA – HMHS Britannic

Ospiti della serata Andrea Mescalchin videoperatore subacqueo e Roberto Bordin istruttore sub, uno dei
più esperti istruttori e conoscitori delle immersioni a circuito chiuso con rebreather.
Sarà proiettato in esclusiva il filmato, realizzato appunto da Andrea, dell’immersione sul relitto del
transatlantico HMHS Britannic che giace alla considerevole profondità di 118 metri davanti all’isola di Kea al
largo delle isole Cicladi in Grecia. Dal filmato ma anche, e soprattutto, dalla testimonianza e spiegazione di
Andrea Mescalchin avremo modo di capire le difficoltà organizzative ed operative che tutto il team ha
dovuto affrontare per poter raggiungere questo prestigioso risultato: essere il primo team interamente
italiano sul relitto della nave “gemella” del Titanic !!
Il transatlantico Britannic varato il 26 febbraio 1914 di stazza 53.000 tonnellate, 3 eliche, di lunghezza 269
metri e largo 28 metri era dotato di 2 macchine alternative a vapore reversibili, a doppio effetto, e triplice
espansione, a quattro cilindri; più una turbina Parson a bassa pressione che alimentava le 3 eliche, 2
esterne a 3 pale e una centrale a 4 pale. 29 caldaie, alimentate da 159 fornaci a carbone che producevano
una potenza di 50 000 cavalli vapore e permettevano alla nave di raggiungere la velocità di 22 nodi (pari a
40,7 km/h). Fu affondato nel corso della Prima Guerra Mondiale, il 21 novembre 1916 causa urto con una
mina navale posata da un U-Boot tedesco. Poco dopo il varo, all'inizio della Prima guerra mondiale fu
requisito dalla Royal Navy e convertito in nave ospedale esercitando compiti di soccorso tra il 1914 e il 1916
(anno dell'affondamento); di qui il prefisso HMHS, sigla di His Majesty's Hospital Ship. Inizialmente avrebbe
dovuto servire la rotta da Southampton a New York e viceversa, ma, una volta trasformata in nave
ospedale, durante la prima guerra mondiale prestò rotta da Liverpool e Southampton verso Napoli, Sicilia,
Mar Egeo, Turchia e altri porti del Mar Mediterraneo per il trasporti dei feriti.
Il Britannic proveniente da Napoli affondò il 21 novembre 1916 alle ore 8:16 dopo aver urtato una mina
navale tedesca al largo dell'isola di Kea, nel mar Egeo. L'esplosione, che squarciò la nave, si verificò in
prossimità della zona caldaie. Nonostante lo scafo fosse rinforzato, l'ingente danno lo fece affondare
irrimediabilmente in 55 minuti: affondò prima la prua e poi la poppa e, quando le eliche furono appena
fuori dall'acqua, il Britannic si inclinò brevemente verso destra per infine rovesciarsi in mare.
L'affondamento causò la morte di 30 persone, molte delle quali rimasero uccise dalle eliche ancora in
movimento: questo perché, a causa del rapido affondamento, le caldaie rimasero in funzione e il vapore da
esse prodotto non poté essere deviato verso i fumaioli (cosa che invece, essendo stata la falla molto più
piccola, fu possibile nel Titanic, che infatti si fermò immediatamente). La nave era scortata da altri mezzi
navali che riuscirono a salvare 1070 persone. Alcune testimonianze non confermate da fonti ufficiali
riportano che l'esplosione fu esacerbata da materiale esplosivo trasportato a bordo (quasi certamente
destinato a uso bellico) sebbene la nave fosse solo un mezzo di soccorso.
La prima spedizione alla ricerca del relitto del Britannic porta la data del 1976 ad opera di Jacques Cousteau
e della sua famosa nave oceanica Calypso utilizzando un mini sommergibile ed una campana di
decompressione posizionata a metà della profondità massima. Per la prima volta i sommozzatori usavano
una miscela respiratoria contenente elio, ora abitualmente usato per immersioni di questo tipo, ed
effettuando la decompressione in campana respirando ossigeno puro avranno comunque bisogno di 2 ore e
45 minuti prima di poter uscire…….
Per profondità, distanza dalla costa e condizioni marine spesso complicate dalle forti correnti hanno
portato molti sommozzatori esperti a descrivere l’immersione su questo relitto come l’Everest della
subacquea.

 

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